La conoscenza della propria storia e Sentieri Didattici: oltre l'occasionalità

Ho sempre pensato (per mia fortuna con molti compagni di viaggio) che ficcare gli occhi curiosi dei nostri ragazzi sulla realtà storica, antropologica, fisico-naturale della terra in cui si è nati, è elemento fondamentale per comprendere non solo sé stessi, ma il percorso d'obbligo per andare oltre, per capire il mondo in cui si vive nella sua complessa realtà. E' questa un'operazione necessaria ed esaltante.

Quello che chiamo il culto dell'"astratto universalismo dei valori", mette in un canto (tra i robivecchi) la storia pregressa e quella presente dei nostri luoghi natii, per approdare al "vero universo conglobante dell'umanità", condannando l'esaltazione delle proprie radici quale "localismo e chiusura al nuovo". Tale visione è frutto di un ideologismo à la page che annichilisce non solo la vera cultura (sapere chi si è in quanto si è stati), ma impoverisce altresì la stessa comprensione di ciò che "sta altrove".
Quanti si affannano a dimostrare una presunta omologazione dei valori, in una società globalizzata e che meticcia, impoverisce ogni cosa, contaminando quanto sta alle fonti del nostro esser hic et nunc, è una sottile, pericolosa operazione di impoverimento dell'umanità che sta in noi. Io denuncio da tempo questa insidiosa opera mistificante.

Senza una conoscenza della propria Matria (traduco con un neologismo la parola tedesca Heimat), del proprio essere autenticamente sé stessi, che fiorisce dalla propria terra, non vi è prospettiva di crescita umana per chicchessia e in particolare per i giovani,
Trovo pertanto stucchevole, una scempiaggine, onde esemplificare, talune critiche che molti pseudointellettuali veneti e non, muovono al culto del proprio essere veneti, all'esercizio della veneticità attraverso lo scavare nella propria storia antica e presente, da parte anche dei nostri studenti e professori.
E se non si è apertamente ostili, si ha l'aria di chi, avendo la puzza sotto il naso, subisce il tutto come un male necessario data, a parere di molti mandarini dell'intelletto, la "marea venetista dilagante". Pensando, ovviamente, che il tempo riparerà al localismo attraverso l'imporsi di "nuovi tempi" in cui la cittadinanza nel mondo farà giustizia dei "localisti e provincialotti veneti".

Si confondono così, per cecità culturale e per pregiudizio, valutazioni politiche e comprensione storica del nostro Veneto, approdando a un malcelato fastidio per la riscoperta, anche in alcune realtà scolastiche, di quelle che volgarmente si definiscono "radici": per comprendere meglio l'albero e i frutti che esse hanno prodotto .
Certo, dobbiamo distinguere la buona riscoperta della propria identità, dal culto di una cattiva identità. La buona identità ha uno spessore storico, psicologico e morale espansivo, non di chiusura; e diventa finestra sul mondo, si fa contagiosa.
Tanto più si conosce sé stessi e si ha una forte coscienza identitaria, tanto più si guarda con occhi disincantati il mondo "altro" e lo si fa proprio, nel dialogo intelligente con esso.
La buona identità è vivere , in piena coscienza della propria terra - hic et nunc - assegnataci dal destino, accogliendo pienamente i limiti che ciò comporta, ma orgogliosi a un tempo di esserci.
La buona identità è espansiva e non conservativa; è apertura e non chiusura.

E' in questo contesto che va inscritto il lavoro dei nostri studenti veneti e dei loro tutor (docenti e non). L'Assessore all'Istruzione del Veneto, Donanzan, bene fa a incoraggiare tali iniziative. E la ringrazio.
Attraverso esse non solo si invita alla riflessione, scientificamente orientata e psicologicamente motivata, sul presente e sul passato della nostra terra, ma si fa crescere nei giovani l'appropriazione di un metodo di lavoro, nello studio, che bene individua strumenti, tappe e verifiche . Qui la ricerca è strutturata in modo scientifico e secondo modelli procedurali lungamente e con successo sperimentati

Dico questo come Presidente del Gruppo Relazioni Culturali della Comunità di Lavoro Alpe Adria, che annovera Sentieri Didattici tra gli elementi qualificanti del suo Progetto fondamentale (costruito nel 2001 con la Presidenza Galan della Comunità) e che va sotto il nome di Cultural AlpeAdria Network (CAAN).
Ho seguito, e incoraggiato, il lavoro fatto dagli amici (cito per tutti Giorgio Pizzolato, Franco Torcellan e Franco Di Cataldo, membri del Comitato Scientifico del Gruppo da me presieduto) in questo lavoro, dicendo loro tutta la mia stima e gratitudine.

Mettere in rete i preziosi Sentieri, coinvolgendo così scuole venete e non, affinché si faccia patrimonio di studenti e docenti di "buona volontà", i preziosi Sentieri costruiti con maestria, rende patrimonio di tutti il nostro patrimonio.
Del resto, caratteristica del nostro CAAN è l'uso strenuo e intelligente dello strumento digitale che facilita comunicazione e crescita culturale.
Nell'ambito alpeadriese abbiamo già messo in rete decine di percorsi che possiamo ritrovare nel sito del nostro Gruppo (vedi www.culturalpeadria.net).

Vorremmo che questi utili momenti di guida al territorio, non si limitassero alla semplice crescita, in conoscenza e corretta metodologia didattica dei nostri giovani, ma si trasformassero in agili e utili strumenti guida per l'intera popolazione, locale e non, interessata a percorrere i luoghi e il patrimonio descritti nei Percorsi, divenendo essi veri e propri Percorsi Culturali (è questo il nome che abbiamo costruito per il futuro alpe adriese di Sentieri).
Le parole (Percorsi Culturali) sono figlie dei contenuti e dei fini che sono sottesi.

I risultati del nostro lavoro hanno molte luci; ma vorrei trasmettere agli amici alcune annotazioni aggiuntive, quale buon viatico per il futuro.
  1. Si intensifichino i rapporti personali, fisicamente, e non solo per via digitale.
  2. Si programmi un incontro annuale (penso al Learning Village dal mio Gruppo organizzato all'Expo Scuola a novembre), coinvolgendo i protagonisti di eccellenza in materia. Per tarare il lavoro fatto e perfezionarlo.
  3. Si coinvolgano specialisti (degli Enti Locali, delle Associazioni culturali, degli enti per la promozione turistica) affinché si lavori assieme a loro secondo una progettualità pluriennale.
  4. Si costruisca un data base sull'esistente anche con le indicazioni delle Guide turistiche sull'argomento, per trarne consiglio e stimolo.
  5. Si coltivi l'orgoglio di essere promotori di cultura per gli altri, scuole e non. La Comunità di Lavoro Alpe Adria non mancherà di essere riconoscente anche attraverso l'assegnazione del nostro Logo Comunitario alle scuole e Associazioni di eccellenza.

Per concludere: complimenti, complimenti sinceri, per il lavoro fatto e per quanto, ne sono certo, farete. E un grazie a tutti.
Nel mettere in rete, nel nostro sito, questa pubblicazione, ci auguriamo una sua ricaduta positiva, nel Veneto e nella intera Comunità di Alpe Adria, per quella crescita nella conoscenza reciproca, che appare lo scopo primo del nostro impegno alpeadriese ed europeo.
E sappiate che la Regione Veneto vi è accanto.
Ed anch'io vi accompagnerò con interesse ed affetto, come è naturale che sia.
Grazie ancora, amici miei. E buona fortuna!

 

ANTONIO CASSUTI

 

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